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Di’: «Mio Signore, giudica secondo verità! Il nostro Signore è il Compassionevole, da Lui invochiamo aiuto contro ciò che affermate». 1 I profeti (pace su tutti loro) sono lo strumento mediante il quale Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ha voluto esplicitare agli uomini il Suo messaggio di salvezza, la Sua misericordia. L’IsIàm riconosce nella loro venuta un unico disegno provvidenziale che, a partire da Adamo e fino a Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ha guidato l’umanità in un cammino di progresso spirituale, morale e civile. In questa sura vengono citati nell’ordine, Mosè e Aronne, Abramo, Isacco, Giacobbe, Lot, Noè, Davide e Salomone, Ismaele, Giobbe, Enoch, Dhù’l-Kifl, Giona e Zaccaria, Giovanni, Maria e suo figlio Gesù. Secondo la tradizione che riferisce in proposito un hadìth di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) i profeti furono in tutto centoventi- quattromila, e trecentotredici di loro recarono un messaggio obbligatorio per le loro comunità. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) rivelò a tutti loro il Tawhid: «Non inviammo prima di te nessun messaggero senza rivelargli: “Non c’è altro dio che Me. Adorate- Mi!”» (XXI, 25). Il Corano ci parla della loro assoluta umanità: «… non inviammo alcun messaggero che non mangiasse e non andasse nei mercati» (xxv, 20), «E neppure erano eterni!» (XXI, e, ciononostante, credere nella loro impeccabilità (‘isma) per quello che riguarda la fede e fedeltà al compito affidato loro dall’Altissimo fa parte della ‘aqìda (la dottrina islamica) «Gloria atLiii, quelli non sono che servi onorati, che mai precedono il Suo dire e che agiscono secondo il Suo ordine» (XXI, 26-27). 2 La grande disattenzione dell’uomo nei confronti della sua dimensione spirituale è fenomeno che si verificava nella penisola arabica e nella società coreiscita del vii secolo d.C. allo stesso modo in cui lo osserviamo nella nostra società contemporanea. Le moderne ideologie matèrialiste in realtà non sono altro che strumenti adeguati ai tempi, nelle mani di chi è nemico di Allah e delle Sue creature. Crollata l’ultima sanguinosa illusione di realizzare la giustizia sulla terra con un’etica che traeva fondamento da concetti come lotta di classe, collettivismo, internazionalismo, l’ideologia dominante oggi è la non-ideologia, l’assenza di valori, l’egoismo, il materialismo, il consumismo. Oggi, l’importante è che l’uomo dimentichi se stesso e la sua natura spirituale, impegnandosi in un ritmo di vita spasmodicamente teso all’acquisizione di beni per lo più superflui, di caduche posizioni di potere, di un’effimera immagine di individuo affermato e vincente. 3 «Chi è costui…»: il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui). 4 Un’altra caratteristica dei miscredenti di tutti i tempi e di tutti i luoghi: accusare i credenti di essere creduloni e irrazionali. 5 «Crederanno questi?»: i meccani associazionisti, nemici del Profeta e, in generale, tutti i miscredenti. 6 Verss. e Il Corano risponde a quei politeisti che dicevano: «Se Allah avesse voluto mandarci un messaggio avrebbe incaricato un angelo di recarlo» (vedi anche nota a XVI, 43). 7 «gente della Scrittura»: lett. la gente del Monito: «ahlu ’dh-dhikr». 8 La maggior parte dei commentatori è d’accordo nel dare a quel «Forse…» un valore di ironico dileggio espresso dagli angeli nei confronti dei peccatori. Non c’è alcun dubbio sul fatto che gli uomini dovranno rendere conto di tutta la loro vita. 9 Interrogativa retorica riferita agli angeli la cui vita è adorazione di Allah (gloria a Lui l’Altissimo). 10 Caratteristica della divinità è l’assolutezza. Suddividere questa prerogativa è ipotesi risibile e foriera del massimo disordine possibile. 11 «per coloro che sono con me e per coloro che furono prima di me»: la rivelazione del «Monito» è una costante coerente in tutti tempi, secondo il disegno provvidenziale di Allah che si estrinseca nell’invio dei Profeti (pace su di loro) sino alla venuta del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui), sigillo della profezia. 12 Vedi nota al titolo della sura. 13 La straordinaria sintesi coranica applicata all’origine del nostro pianeta e della vita su di esso. 14 Vedi XVI e la nota relativa. 15 «naviga»: lett. «nuota». 16 «Ogni anima»: come abbiamo già avuto maniera di commentare, ci sono due termini che indicano l’anima: «nafs» (passionalità, anima inferiore, istinto, anima bestiale) e «rùhu» (spirito, anima superiore). In questo caso il Sacro Testo parla di «nafs» ed è questa anima che «gusterà la morte». 17 «creato di impazienza»: il termine «‘ajal» tradotto con «impazienza» significa sia «fretta» che «argilla». 18 «Ah! se i miscredenti… e non potranno essere soccorsi» e, sottinteso: «certamente non avrebbero sollecitato il realizzarsi della promessa» (vedi versetto precedente). 19 «Non vedono che»: alcuni commentatori hanno voluto interpretare questo passo come la profezia del restringimento dello spazio geografico occupato dagli infedeli conseguente alle conquiste territoriali dei musulmani. Altri ritengono che si tratti di un’allusione all’erosione marina che intacca le coste. Alla luce della scoperta delle leggi della termodinamica si potrebbe azzardare un’ulteriore interpretazione scientifica che nel deterioramento dell’energia che avviene sulla terra vede la cadenza della sua auto-distruzione. Come sempre, quando si tratta del Corano, tutto questo può essere vero, senza escludere altre interpretazioni spirituali o scientifiche. 20 «lo riesumeremo»: Allah, (gloria a Lui l’Altissimo) ci promette che nessuna delle nostre azioni andrà perduta, per quanto minimo possa essere e, nel Giorno del Giudizio, tutto sarà pesato. Egli sarà il Garante dell’equità del Giudizio, Allah e nessun altro (cfr. anche sura XCIX). 21 «il Discrimine»: «furqàn», si riferisce più spesso al Corano. In questo caso si tratta evidentemente della Toràh. 22 «in quello che è invisibile»: «bil ghayb», anche: «anche se non Lo vedono», (riferito ad Allah stesso, gloria a Lui) oppure: «quando non sono visti da nessuno» (senza cioè nessuna ostentazione). 23 «Noi che lo conoscevamo»: che eravamo a conoscenza della ricerca del vero Dio che Abramo aveva intrapreso. 24 Riferisce la tradizione che Abramo trovò un pretesto per non partecipare alla grande processione annuale che il suo popolo assolveva recandosi presso un tempio nel deserto in cui erano venerati gli idoli rappresentanti i loro dèi. Il suo giuramento fu udito da qualcuno che se ne ricordò e lo riferì. 25 «si rivolgessero ad esso»: interrogandolo dello scempio subito dagli altri idoli o per accusarlo di esserne il responsabile. 26 L’azione si svolge rapida e drammatica, con la sola sceneggiatura dei «disse», «dissero», siamo già al confronto dibattimentale. 27 Di fronte allo stratagemma verbale di Abramo (pace su di lui), i pagani vacillano e riconoscono la loro aberrazione. È solo un attimo però; non riuscendo a mettere in discussione le loro credenze, preferiscono risolvere il problema condannando Abramo. Il meccanismo è semplice e di drammatica efficacia: chi è stato condannato è certamente colpevole.
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